Il re dei metalli

L’oro, per il suo valore e per le sue caratteristiche intrinseche, è considerato senza dubbio il più nobile tra i metalli. Tuttavia, quando decidiamo di acquistare un gioiello realizzato con questo prezioso materiale, anche se facciamo genericamente riferimento all’oro, ci troviamo a dover scegliere tra diversi colori e titoli, attribuibili tutti allo stesso metallo.

Dal classico ed intramontabile oro giallo, all’elegante e moderno oro bianco, dal gioioso ed eccentrico oro rosa, al misterioso e più profondo oro brunito. L’oro è  noto all’uomo sin dalla preistoria, e nel corso dei secoli è sempre stato molto apprezzato da ogni civiltà e utilizzato per la decorazione di manufatti preziosi e per la realizzazione di ornamenti pregiati.

Molto probabilmente, è stato proprio l’oro il primo metallo mai utilizzato dalla specie umana (prima del rame) per la manifattura di gioielli e altri oggetti dal grande valore simbolico e rituale.
Ma dove e come si forma l’oro?

Esso non nasce sulla terra, come succede invece per i diamanti.
Non esiste infatti alcun processo geologico terrestre in grado di generare l’energia necessaria a produrre questo raro e prezioso metallo.
L’oro arriva dalle stelle, letteralmente.

Sono proprio gli eventi straordinari e immensi come i collassi stellari a generare un’energia sufficiente da permettere alle particelle elementari di fondersi e di trasformarsi in elementi pesanti come l’oro.
In natura l’oro esiste soltanto nella colorazione gialla, si tratta infatti di un raro metallo di tipo tenero, pesante, duttile e malleabile, tutte proprietà che ne garantiscono una facile lavorazione e di conseguenza un’elevata fragilità.

L’estrema malleabilità dell’oro è il motivo per cui esso viene legato ad uno o più metalli, al fine di aumentarne la rigidità e conferirgli una maggiore resistenza meccanica. L’oro puro può essere laminato fino a farlo diventare un foglio trasparente: un solo grammo di esso può essere battuto e trasformato in una lamina la cui area può arrivare a misurare addirittura fino a un metro quadro.

Il legame con altri metalli preziosi è il motivo per cui l’oro, per legge, viene sempre movimentato con un titolo, ovvero un marchio numerico che identifica le parti di oro puro su 1000.
In gioielleria, ad esempio, viene utilizzato principalmente l’oro 750 (oro 18 carati), ciò significa che sul gioiello riportante questo marchio sarà presente il 75% di oro ed il 25% di altri metalli utili a formare una lega adeguatamente resistente.
L’oro giallo 750 quindi sarà composto dal 75% di oro e dal 25% diviso in quantità variabile tra argento e rame. La diversa percentuale di oro all’interno della lega ne influenza di conseguenza anche il costo.

In commercio esistono infatti delle leghe meno preziose dell’oro 750, che quindi contengono una percentuale di oro inferiore al comune 75%.
È questo il caso dell’oro 585 (14 carati), 417 (10 carati) e 375 (9 carati).

bracciali_chimento_oro_tre_colori

I colori dell’oro: giallo, bianco, rosa, nero

Come abbiamo detto all’inizio, sul mercato l’oro può assumere anche diverse colorazioni, che mantenendo invariato il valore della lega influiscono sulle sue proprietà estetiche: l’oro bianco, ad esempio, nella lega non contiene rame bensì una composizione di argento e palladio.
Ciò garantisce all’oro bianco una colorazione molto vicina al bianco brillante.
Gli altri colori dell’oro giocano proprio su questa percentuale di metallo all’interno della lega, al fine di trovare il grado di colore che più si avvicina al tono desiderato.

In alcuni casi, però, il corretto bilanciamento dei metalli all’interno della la lega non è sufficiente da solo ad imprimere all’oro il colore desiderato.
Nell’esempio precedente dell’oro bianco, la lega tenderebbe sempre un po’ a virare verso i toni del giallo. In questi casi il gioiello viene sottoposto ad un procedimento chiamato bagno galvanico, un processo elettrochimico molto interessante.

La tecnica galvanica risale alla fine del 1800. Scoperta e messa in atto dal fisico Luigi Galvani, essa permette di applicare una pellicola metallica a un materiale, al fine di modificarne la resa estetica.

Nel caso precedente, il gioiello viene  immerso in una vasca contenente una soluzione che comprende il metallo da depositare. Per l’oro bianco si tratta del rodio, un raro metallo bianco-argenteo, che grazie a questa tecnica andrà a depositarsi su tutta la superficie dello stesso, donandogli quella colorazione brillante e luminosa che tutti conosciamo.

La lavorazione dei metalli preziosi è considerata una vera e propria arte, in Italia, e in particolare a Vicenza, dove l’attività della manifattura orafa è presente e celebre sin dai tempi del regno dei Longobardi.
Tuttavia la padronanza di tale arte comprende anche tecniche e conoscenze scientifiche di un certo rilievo, e ciò non fa che confermare il fascino e la complessità che ogni gioiello, anche il più piccolo, racchiude in sé.

CHIMENTO realizza i suoi gioielli nei principali tre colori dell’oro: giallo, bianco e rosa, utilizzando esclusivamente oro 18 kt, la lega più diffusa in Italia e in Europa e la stessa con la quale il brand ha avviato la sua produzione, nel 1964.
Soltanto tra il 2010 e il 2014 sono state prodotte alcune collezioni in oro 9 kt. Una scelta motivata dall’impennata dei prezzi del metallo che in quel periodo aveva registrato un record mai raggiunto in precedenza nel mercato.

A prescindere dalla composizione della lega, con l’oro, con i diamanti, ma in generale con tutte le gemme, la cosa più importante è avere sempre la consapevolezza di ciò che si sta acquistando. (Consigliamo su questo punto la lettura dell’articolo “Shopping e gioielli: guida all’acquisto consapevole”).
E’ giusto pertanto controllare attentamente che sul gioiello sia sempre presente il titolo del metallo, e che esso corrisponda con ciò che vi è stato comunicato dal venditore e con il dato riportato sull’etichetta, o sul certificato di autenticità.